MITI DA SFATARE:
Parole imprecise e attori confusi.

Daniele Vagnozzi

Nel nostro settore è normale utilizzare espressioni imprecise e dalle dubbie evidenze scientifiche. Se è vero che parlare in maniera imprecisa porta a pensare e ad agire in maniera imprecisa, noi, artigiani dell'azione, abbiamo il dovere di curare le nostre parole.

Ecco un elenco di alcune frasi che noi, attori, registi ed insegnanti, abbiamo usato o sentito usare, almeno una volta nella vita, durante le prove di uno spettacolo o di una lezione di teatro.

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1) "NON PENSARE", "SPEGNI LA MENTE"

In fondo lo sperimentiamo ogni giorno, ma diciamolo a chiare lettere: non si può smettere di pensare. Non si può spegnere la mente. Il cervello non si spegne neanche quando dormiamo, anzi continua a produrre contenuti mentali perfino in stato di non coscienza. Figurarsi da svegli.

Se fermare l’attività cerebrale non è in nostro potere, lo è però osservarla, indirizzarla e gestirla. Primo passo? Smettere di chiedere a noi stessi l'impossibile.

2) "NON GIUDICARTI"

Nemmeno smettere di giudicarci è in nostro potere, per via di un semplice fatto: la mente si è evoluta per questo. Si focalizza sui problemi, pensa al peggio e pianifica soluzioni per non arrivarci. Lo fa da migliaia di anni, è il suo lavoro. Chiederesti mai ad una rana di non saltare? Quello che possiamo fare è ascoltare i nostri auto-giudizi ed accettarli per quello che sono.

La rana che salta. Non prendiamoli troppo sul serio, è solo la mente che fa il suo lavoro.

3) "NON DEVI EMOZIONARTI TU, MA IL PUBBLICO"

Per fortuna non decidiamo noi quando e come emozionarci, altrimenti la vita sarebbe una noia e il nostro lavoro non esisterebbe. Potremmo, anzi, affermare che il nostro corpo è attraversato sempre da un qualche tipo di emozione. Troppo spesso confondiamo l’espressione delle emozioni con le emozioni in sé. Un attore può nascondere o mostrare le proprie emozioni, ma non può non provarle.

Una precisazione doverosa: noi attori, registi ed insegnanti che abbiamo usato o sentito usare espressioni come queste lo abbiamo, di certo, fatto in buona fede e con la volontà di fare il bene di chi avevamo di fronte. Serve uno sforzo collettivo, dobbiamo aiutarci a vicenda a chiarire le nostre parole per fare un salto nella consapevolezza della nostra professione.

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Daniele Vagnozzi

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