LA SIMULAZIONE INCARNATA

Marta Calbi

Il termine inglese embodied rimanda immediatamente al corpo e al ruolo imprescindibile che esso svolge nei processi relazionali e intersoggettivi.

 

Noi simuliamo internamente le azioni, emozioni e intenzioni altrui in virtù di un meccanismo incarnato, ovvero basato sulle attivazioni degli stati corporei associati a quelle azioni, emozioni e intenzioni, come se fossimo noi stessi a compiere quelle stesse azioni o a provare quelle stesse emozioni.

 

A fondamento di questa capacità vi sono i neuroni specchio, e il tipo di esperienza che facciamo è in primis sensori-motoria (e.g., Gallese, 2003, 2014).

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Bibliografia

 

Barba, E. La canoa di carta: trattato di antropologia teatrale, Mulino, 1997.

Gallese, V. (2003). The manifold nature of interpersonal relations: the quest for a common mechanism, Philosophical Transactions of the Royal Society of London. Series B: Biological Sciences, vol. 358(1431), pp.517-528.

Gallese, V. (2014). Bodily selves in relation: embodied simulation as second-person perspective on intersubjectivity, Philosophical transactions of the royal society B:  biological sciences, vol.369(1644), 20130177.

Gallese, V. e Morelli, U. (2011). Il teatro come metafora del mondo e il teatro nella mente, Castiglioncello (PI), 25 febbraio 2011.

Grotowski, J. Per un teatro povero, vol. 6, Bulzoni, 1970.

Sofia, G. Le acrobazie dello spettatore. Dal teatro alle neuroscienze e ritorno, Roma, Bulzoni, 2013.

Che rilevanza ha questo meccanismo per un attore o un’attrice? E per lo spettatore che li guarda?

Immaginiamo la platea di un teatro e focalizziamo l’attenzione sullo spettatore, è possibile ipotizzare che le sue reazioni allo spettacolo non siano solamente frutto delle sue conoscenze pregresse sull’opera, del contesto storico-culturale di appartenenza o di riflessioni di tipo cognitivo, ma anche della relazione immediata, pre-razionale e automatica che ha “instaurato” con l’attore/attrice sul palco in virtù di un meccanismo sensori-motorio che crea uno spazio di condivisione comune tra l’attore e lo spettatore, tra “me e l’altro”.

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Marta Calbi

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