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LA TECNICA DEL REFRAMING

Gestisci l'ansia cambiando prospettiva

Daniele Vagnozzi

"Se sono in ansia non posso recitare bene". Chi lo dice? Secondo Jeremy Jamieson, psicologo dell'Università di Rochester (Jamieson et al. 2013), il problema sta nel fatto che pensiamo che ansia e stress siano qualcosa di negativo. Il solo cambiare il nostro modo di pensarle cambia le reazioni del nostro corpo.

 

Soffermiamoci su questo dato che sembra scontato, ma non lo è affatto: se cambia il mio pensiero, cambia il mio corpo.

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Molti degli strumenti che si insegnano alle persone ansiose, afferma Jamieson, riguardano il rilassamento, ad esempio "prendi un bel respiro e calmati", ma in situazioni in cui bisogna sostenere una performance ad alti livelli, come accade ad attori ed atleti, calmare il nostro corpo potrebbe essere controproducente.

 

Più efficace si rivela il "Reframing", ovvero pensare che il tremolìo delle nostre mani, la gola che si secca e le farfalle nello stomaco non significhino che siamo in pericolo o che qualcosa non vada, ma semplicemente che il nostro corpo si sta preparando ad una sfida che ci sta a cuore.

 

L'ESPERIMENTO SUL REFRAMING

Quanto ci aiuta cambiare punto di vista?

Nello studio compiuto da Jamieson e colleghi, due gruppi di persone venivano messi di fronte ad una prova di Public Speaking. Dovevano parlare di se stesse per cinque minuti, con soli tre minuti di preparazione, di fronte ad una commissione molto severa che avrebbe giudicato la loro performance.

 

Al primo gruppo era stata spiegata la normalità dei sintomi ansiosi ed erano stati incoraggiati a riformulare il proprio giudizio sull'ansia che avrebbero potuto provare e a vederla da negativa a utile e positiva. Al secondo gruppo, invece, non era stata data alcuna istruzione.

I risultati hanno dimostrato che il primo gruppo, a cui era stata spiegata la normalità dei sintomi ansiosi, ha avuto la percezione di avere più strumenti per affrontare la prova, ma non solo, (e le misurazioni fisiologiche lo confermano) i loro corpi hanno pompato più sangue per minuto rispetto al gruppo che aveva ricevuto istruzioni. Dunque, paradossalmente, le persone del primo gruppo hanno sperimentato un'attivazione fisica maggiore con una percezione di ansia e stress minore.

 

Secondo Jamieson, questo conferma la teoria per cui la nostra percezione di maggiore o minore ansia di fronte agli eventi dipende dal modo in cui interpretiamo le reazioni del nostro corpo.

Bibliografia

Jamieson, J. P. et al. (2013) Changing the conceptualization of stress in social anxiety disorder: Affective and physiological consequences. Clinical psychological science, 1.4: 363-374.

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Daniele Vagnozzi

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